Prededuzione dei crediti nelle esecuzioni immobiliari, l’anomala interpretazione dei giudici - News


Prededuzione dei crediti nelle esecuzioni immobiliari, l’anomala interpretazione dei giudici

22 Ottobre, 2018

Chi deve pagare per la conservazione di un appartamento in condominio sul quale è in atto un’esecuzione o è confiscato? Spetta al condominio, che può rivalersi sul proprietario. L'articolo 30 della legge 220/2012 (riforma del diritto condominiale) dispone che “i contributi per le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria nonché per le innovazioni sono prededucibili ai sensi dell’art. 11 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni, se divenute esigibili ai sensi dell’art. 63, primo comma, disp. att. c.c.». Ma proprio l’espresso richiamo della legge fallimentare ha creato un "mostro giuridico". Infatti, i giudici concedono la prededuzione esclusivamente alle esecuzioni immobiliari nei confronti dei fallimenti e non in tutte le altre esecuzioni immobiliari, creando così una palese e ingiusta diversità di trattamento.

Nel primo caso le spese di conservazione del bene, andando in prededuzione, vengono liquidate assieme a quelle della curatela, prioritariamente ai crediti privilegiati (per lo più banche con ipoteca sui beni). Nel secondo caso il condominio si trova costretto ad anticipare sino alla vendita (per anni, in caso di confisca decenni) somme per la conservazione del bene, senza alcuna certezza del recupero di dette somme, a tutto vantaggio dei creditori privilegiati (in stragrande maggioranza istituti bancari) che si avvantaggiano delle spese di manutenzione del bene.

Tanto più è lunga la procedura tanto è più certo e ampio il danno al condominio che, costretto a spendere per conservare il bene, si vedrà scavalcato dalla curatela e dal creditore privilegiato.

Sarebbe sufficiente una circolare interpretativa del Ministero della Giustizia(la norma identifica esclusivamente la procedura di prededuzione, non limitandone l'applicazione al solo istituto fallimentare ma estendendolo a tutte le esecuzioni immobiliari), per far cessare una palese difformità di trattamento con ingiusto danno dei condòmini obbligati alla conservazione del bene del debitore. Peraltro la ratio della riforma del 2012 che puntava proprio ad agevolare i condòmini virtuosi e al recupero delle quote dal condomino moroso, viene di fatto ad essere totalmente disattesa.


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